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sabato 16 luglio 2016

Rimini, albero crolla sull’auto. "Ho rischiato di morire sul colpo"

Rimini, 16 luglio 2016 - "Sono vivo per miracolo". Visto quello che è accaduto, può ben dirlo Andrea Giampaolo. Mentre percorreva via Covignano per andare al lavoro, ieri mattina intorno alle 7,30, la sua macchina è stata sfondata da un pino crollato in strada. L’impatto è stato violentissimo, l’auto dell’ingegnere riminese (una Fiat Multipla) è andata completamente distrutta. Quando i residenti di via Covignano, richiamati dal boato, sono scesi subuto in strada per vedere cos’era successo, hanno temuto che l’uomo fosse rimasto schiacciato sotto la pianta. Invece Giampaolo è riuscito a
uscire con le sue gambe.
Nemmeno un graffio, una piccola ferita?
«No, per fortuna no – racconta ancora sotto choc Giampaolo – ma ho avuto tanta paura. Veramente è stato un miracolo. Bastava che il pino cadesse qualche centimetro più in là e io non sarei qui a raccontarla. Potevo morire. Per fortuna ero al centro della carreggiata».
Se ci fosse stato qualcuno con lei a bordo...
«Sarebbe stato spacciato. Il tronco ha sventrato il lato del passeggero (come si vede nelle foto, ndr). Ripeto, è un miracolo che nessuno si sia fatto del male... Poteva essere una tragedia».
Il pino è caduto all’improvviso, o prima di passare si era accorto di qualche ramo pericolante?
«I rami si muovevano, ma in lontananza non c’era nessun pericolo. La strada era libera, e abbastanza pulita nonostante tutto. Io stavo andando nel mio studio, sono passato di lì tranquillo. Nemmeno ho avuto il tempo di frenare: è stato l’albero che cadendo ha bloccato la macchina. Tutto si è svolto nel giro di pochi secondi. Ancora faccio fatica a credere che possa essere successo».
Mentre Giampaolo guarda sconsolato l’auto salire sul carro attrezzi, i residenti e alcuni negozianti lanciano accuse contro lo stato di salute degli alberi in via Covignano. «Non è affatto il primo che cade sulla strada, e ce ne sono altri che rischiano di crollare da un momento all’altro. Cosa aspetta il Comune, che ci scappi il morto?».
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